Sai leggere il bilancio della tua azienda?

Mi rivolgo a chi si avvale di un commercialista per la gestione della propria azienda.

Vi è mai capitato di entrare nel suo studio e sentirvi dire che quest’anno il vostro bilancio chiude in utile? E proprio mentre sentite questa frase pensate che invece a malapena siete riusciti a pagare le spese e che non vi è rimasto niente in tasca dopo un anno di lavoro? Alla fine ve ne andate pensando che è tutta colpa delle tasse! che ne pagate troppe e che ogni volta uscite più arrabbiati di prima perché non capite come mai. Questo vi genera stress e voglia di cambiare aria.

In realtà, vi dico subito che se voi capiste esattamente dove sta il problema evitereste almeno lo stress. Il punto di partenza sta nel parlare una lingua comune fra consulente e imprenditore. Servono documenti contabili precisi, chiari, semplici e coincisi nell’informazione.

Il bilancio è un documento “inquinato” dalle scelte amministrative che portano ad un risultato di esercizio diverso da quello realmente ottenuto.

La valutazione delle rimanenze, gli ammortamenti, i compensi degli amministratori, gli investimenti finanziati tramite leasing anziché in proprietà sono esempio di questo inquinamento.

Normalmente avviene che per aziende in utile, la politica di bilancio tenda a ridurre i ricavi e aumentare i costi. Mentre per le aziende in perdita, avviene il contrario, per evitare di evidenziare ai terzi, principalmente le banche, la perdita di esercizio.

La prima cosa da fare per rendere il bilancio un documento trasparente, è riclassificarlo secondo l’ordine che meglio mette in evidenza le grandezze che si vogliono portare a conoscenza.

Studiare la situazione economica dell’azienda significa accertare un equilibrio fra ricavi e costi. Cioè i ricavi devono remunerare “adeguatamente” i fattori produttivi. Solo così l’azienda può dirsi in salute e in equilibrio.

I fattori produttivi sono fondamentalmente il capitale ed il lavoro. Il fattore lavoro si riferisce all’utilizzo di personale, mentre nel fattore capitale sono inclusi tutti i beni necessari al processo produttivo ad eccezione del lavoro.

Remunerazione adeguata significa invece in linea con i valori di mercato. Dunque, ad esempio:

  • il compenso del socio amministratore dovrà essere in linea con quello mediamente percepito da un amministratore.
  • Le rimanenze, se sottovalutate, occultano reddito.
  • L’ammortamento deve rispecchiare il normale deperimento del bene altrimenti rende il risultato di esercizio inattendibile.. e cosi via.

Quindi partendo dal conto economico, prova a suddividere i costi e i ricavi in esso contenuti fra le aree di gestione aziendale:

-area gestione caratteristica o operativa

-area gestione finanziaria

-area gestione straordinaria

-area gestione tributaria

L’attività caratteristica è rappresentata dai fatti aziendali correlati all’attività tipica; quindi supponendo che l’azienda oggetto di studio sia uno studio fotografico, l’attività caratteristica è rappresentata dai ricavi e dai costi conseguenti la vendita e la produzione di servizi o album fotografici. L’esame della redditività della gestione caratteristica è di fondamentale importanza per sapere se l’azienda è o non è in salute.  Forse avrai sentito parlare di reddito operativo. E’ la grandezza di riferimento per comparare performance di aziende dello stesso settore. Normalmente la studiano in banca per sapere se sei finanziabile..

Nella gestione finanziaria, invece, rientrano quei costi e ricavi tipo gli interessi per dilazioni di pagamento, gli oneri bancari per fare bonifici o per rimborsare un prestito. I ricavi potrebbero essere ad esempio gli interessi che maturano su un conto deposito. Il saldo di questa gestione ci indica se c’è una generazione o un assorbimento di risorse e permette di verificare quanto ci costa finanziare il capitale immesso in azienda.

Nella gestione straordinaria sono raccolti quei costi e ricavi non allocati nelle precedenti aree gestionali (caratteristica e finanziaria) e tra questi ci sono plusvalenze e minusvalenze legate ad operazioni che non avvengono con regolarità e non rappresentano il core business dell’azienda.  Ad esempio, una vendita di macchine fotografiche potrebbe far nascere un componente economico ma sicuramente è un’operazione saltuaria e occasionale per il fotografo del mio esempio (non lo sarebbe per un venditore di apparecchiature fotografiche..)

Infine, la gestione tributaria accoglie quei costi di bilancio relativi al rapporto con l’Erario. Imposte e tasse, accantonamenti e utilizzi del fondo imposte.

Una volta schematizzata l’azienda in queste aree gestionali e accertata la congruità dei costi e dei ricavi si può riclassificare il conto economico in vari modi:

A valore aggiunto: classificando i costi e ricavi per natura (ad esempio  Luce = servizi, carta fotografica=acquisti materiali);

A costo del venduto: classificando i costi e i ricavi per destinazione , in base all’area aziendale che li genera (ad esempio: costo del personale suddiviso fra amministrativo, commerciale e produttivo);

A costi fissi e variabili: cioè fra costi che non aumentano all’aumentare della produzione e costi che aumentano proporzionalmente all’aumentare della produzione;

“Il vero limite alla riclassificazione degli schemi di bilancio è la necessità di disporre delle informazioni precise sulla natura e sulla destinazione dei costi e dei ricavi.”

Dunque è più che mai necessario uno scambio informativo fra imprenditore e consulente. A volte però l’imprenditore non è nemmeno in grado di fornire queste informazioni perché carente di un sistema di controllo di gestione, cioè di adeguate procedure interne che gli permettano di rilevare i dati e le informazioni utili a tale scopo.

Dunque, per concludere, se non hai un sistema di controllo di gestione, se non hai gli elementi cognitivi per fare una riclassificazione, inizia col suddividere in aree la tua azienda e inizia ad individuare quelle operazioni che rendono il tuo bilancio poco attendibile rispetto alla realtà delle cose. Avrai già le idee più chiare.

 

Come fare un’offerta irrinunciabile

sandro tucci come fare un'offerta irrinunciabile

Ciao! Eccomi di nuovo qua! Se mi hai seguito fin qui non ti tedierò ripetendoti chi sono e cosa faccio , perché ormai lo sai già bene. Se invece, è la prima volta che leggi un mio articolo, beh puoi approfittarne per sapere qualcosa in più di me dai precedenti, peraltro propedeutici a quello che di cui sto per parlarti (Quanto mi costa aprire la p.Iva?!Che vuol dire fare l’imprenditore e Come vendere meglio e di più).

Dopo averti chiarito pronti via quanto può costarti il Fisco il primo anno di attività, cosa sia una Vision aziendale, come stabilire una pianificazione strategica, un piano di azione e averti chiarito come si vende oggi, credo sia arrivato il momento di approfondire quell’aspetto di comunicazione intangibile che lega il prodotto/servizio da vendere alla percezione del consumatore a cui ti rivolgi.

Il Prodotto Migliore sì, ma rispetto a chi?

Già, perché  molte aziende si impegnano  a rendere il prodotto/servizio migliore rispetto ai concorrenti, ma poi, per svariate ragioni, il cliente non è messo nelle condizioni di comprendere il valore intrinseco del prodotto e si lascia suggestionare da elementi di contorno che impattano piacevolmente a livello emotivo e sensoriale.

Quindi, se il mio caro fotografo degli articoli precedenti fa delle foto meravigliose dal punto di vista tecnico: ottima messa a fuoco, bilanciamento perfetto, luminosità azzeccatissima,.. ma manca il messaggio subliminale che da’ un senso, leggibile dal cliente, allora forse manca quell’alchimia magica che rende la sua foto meno preferibile ad un’altra non altrettanto precisa tecnicamente, ma più evocativa.

Per rimanere su un esempio fotografico concreto e attuale, mi vengono in mente i poster pubblicitari giganteschi della Apple, sparsi per Milano, che mostrano delle immagini di persone e luoghi lontani dal contesto urbano cui siamo abituati, scattate da comuni mortali con un Iphone 6.  Il messaggio è chiaro! Il potenziale consumatore si vede già fotografo d’avventura, in stile Indiana Jones, alla ricerca di momenti irripetibili da immortalare. Non importa dire se l’Iphone sia veramente il miglior smartphone dal punto di vista tecnico. E’ importante però che l’ego del consumatore e la sua pulsione di appartenenza sociale venga solleticato al punto da spingerlo all’acquisto.

Cosa dobbiamo stimolare nel cervello di chi acquista?

Per proporre un’offerta irrinunciabile dunque è necessario capire che chi acquista ha dei moventi consci ed altri inconsci che rispondono a bisogni meno razionali e più effimeri, ma altrettanto decisivi.

Come già accennato nei precedenti articoli a proposito del creare bisogni, per rendere attrattiva la propria offerta, è necessario prima di tutto scoprire i bisogni latenti delle persone e rispondere coerentemente a questi.

E quali sono questi bisogni? o meglio, quali sono le leve che inducono all’acquisto?

  1. Innovazione: Non pensare a una creazione trascendentale. Talvolta basta un’evoluzione di un prodotto già esistente. Ad esempio le lame da barba che seguono la forma del viso e’ un’innovazione banale ma utile;

  2. Lucro: Chi non è interessato a risparmiare o guadagnare di più? Razionalizzare spese da affrontare o qualcosa che ci consentirà maggiori guadagni futuri. E’ bene accompagnare il cliente su questo concetto perché spesso lui non fa questo passaggio autonomamente. Contano più gli effetti che le caratteristiche tecniche del prodotto;

  3. Comodità: Mi viene in mente una confezione pratica da aprire o facile da reperire, facile da capire,… Penso che Windows di microsoft pur non essendo il sistema operativo più prestazionale sia di gran lunga il più facile da comprendere, e quindi il più venduto;

  4. Affettività: la pulsione affettiva è uno dei moventi inconsci più forti. Pensare al cliente come un essere umano e non come una controparte creerà un senso di gratificazione che rende l’offerta più gradevole. Personalizza l’offerta! La Nutella che stampa i nomi di battesimo sui barattoli ha fatto proprio questo;

  5. Sicurezza: il risultato deve essere certo e garantito. Questa è una condizione essenziale per il compratore che acquista il tuo prodotto o servizio. Quando il cliente ci risponde “Ci devo pensare..” significa che non abbiamo comunicato una proposta inattaccabile da questo punto di vista;

  6. Orgoglio: L’essere umano più o meno consapevolmente è vittima di questo sentimento. Lusingare intelligentemente l’ego del nostro cliente lo farà cadere ai nostri piedi.

Come hai potuto capire da quanto hai letto, la vera domanda che devi porti è:

Quali motivazioni emozionali, spirituali e psicologiche possono contribuire a rendere la mia offerta più interessante agli occhi dei miei clienti?

Se usi tutte o solo alcune delle leve di cui sopra, hai ottime chance di fare centro e l’aspetto paradossale sarà che il soggetto è del tutto inconsapevole delle reali motivazioni che lo hanno portato alla decisione di acquisto perché il suo inconscio non riesce a comunicare con la mente razionale.

Esci quindi dal tranello migliore prestazione = successo nel mercato.

In conclusione, se pensi di non essere portato per la vendita, mi sento di dirti che la capacità di vendere non è innata, si costruisce a tavolino e se vuoi puoi farlo anche da solo.

sandro tucci come fare un'offerta irrinunciabile

Come vendere meglio e di più?

Ciao! Mi chiamo Sandro Tucci e sono un dottore commercialista e revisore legale. Per chi mi segue dai precedenti articoli è evidente la mia passione per la gestione e lo sviluppo di business e aziende, soprattutto start up.

In breve, per chi non avesse letto gli articoli precedenti( Quanto mi costa aprire la p. iva?! e Che vuol dire fare l’imprenditore ), ho iniziato un percorso informativo per coloro i quali hanno un’idea imprenditoriale da trasformare concretamente in un business aziendale.

Sono partito dall’esempio di un fotografo che ha aperto la sua partita Iva , e in funzione dell’analisi di alcuni fattori interni ed esterni alla propria sfera aziendale ha stabilito una strategia per posizionarsi in modo ottimale nel mercato dei fotografi per matrimoni.

A questo punto mi sorge in mente un pensiero tipico del medio imprenditore attuale. Mi è capitato infatti, di sentirmi spesso dire che oggi la crisi ha limitato redditività, guadagni e sopratutto ha generato quella diffusa percezione che se le cose vanno male dovremo aspettare che i mercati internazionali o i governi intervengano affinché tutto torni a girare per il verso giusto!  Insomma che il “sistema” ci risollevi come fa mamma gatta quando prende per la collottola i suoi piccoli e li porta in salvo.

Questo meccanismo mentale di auto sabotaggio deve però aver risparmiato imprese che vivono oggi una vera e propria età dell’oro, come Apple, Samsung, Facebook, Google, Alibabà, Airbnb per fare esempi di aziende note a tutti, ma ce ne sono molte altre meno note. Ora, questo è frutto della casualità o è il risultato di una scelta strategica precisa?

Quello che voglio fare qui’ ora, è farti capire come si vende oggi, ed il motivo per cui qualunque business attuale, anche quello del nostro caro fotografo milanese dell’esempio, non può prescindere dal web.

Quando parlo di web intendo un approccio strutturato che attraverso il canale internet permetta di creare una relazione fra venditore e cliente (o potenziale cliente).

Il fotografo del mio esempio supponiamo abbia trovato un bel negozio su piano strada a Milano dove creare uno studio e una vetrina ben visibile ai passanti del suo quartiere. Ha creato un sito internet con i contenuti migliori per trasmettere al visitatore il suo grado di sensibilità per l’arte della fotografia, ha indicato i suoi recapiti telefonici ed il proprio indirizzo. Bene, a questo punto però ha fatto le stesse cose che si potevano fare dieci anni fa. Quello che fa la differenza oggi, non è avere un sito internet ma avere una reputazione!

Lui infatti sa che l’utente di oggi verrà a conoscerlo per il passaparola di clienti soddisfatti dei suoi precedenti servizi fotografici. E qual è la piazza dove avviene il passaparola? Ma è semplice sono principalmente i forum e i social network!  Certo! ma non è di Facebook o altri social che voglio parlarti. Il vero elemento che va curato è il contenuto dell’informazione commerciale. Sì perché come ti sarai accorto oggigiorno tutti vanno su internet per cercare di informarsi. Non è più il dottore che decide la cura per il paziente ma è il paziente che sa di quale cura necessita e cerca il dottore che fa per lui.

Il mio esempio è estremo, ma è per farti capire quanto sia importante creare un bisogno nel tuo interlocutore. Infatti l’utilizzo di e-mail , newsletter e messaggi sui social network sono strumenti non soluzioni.

Tornando al nostro caro fotografo, lui farà le seguenti scelte strategiche: sceglierà una comunicazione online che affianca alle sue foto un breve racconto per coinvolgere emotivamente il visitatore, creare riflessioni e commenti; manterrà vivi i rapporti con i suoi precedenti clienti con email dai contenuti interessanti e non solo strettamente commerciali; il suo obiettivo di marketing sarà ottenere dai visitatori del sito un contatto email per allargare il cerchio dei propri potenziali clienti.

Insomma, non gli basterà essere un bravo fotografo, dovrà avere la capacità di individuare un target di cliente, capire attraverso quali canali si informa, proporgli un prodotto differenziato(il cd. “vantaggio competitivo”) e come rendere il messaggio intrigante.

Probabilmente, le aziende di successo di cui ti parlavo prima, hanno mantenuto una coerenza assoluta tra questi fattori. Ed è questo il motivo per cui il fotografo decide di intraprendere questo strategia.3 articolo sandro

Infine, un ultimo elemento di riflessione con cui voglio lasciarti, è il fatto che fare un piano marketing oggi è assolutamente alla portata di tutte le tasche. Farsi un blog, un sito internet o una pagina Facebook costano veramente poco, dunque oggi più che mai è il momento di cogliere le opportunità dell’economia attuale fatta di condivisioni e digitale. Ora, se i soldini a tua disposizione sono quelli che sono è arrivato il momento di fare un budget!

 

 

 

Che vuol dire fare l’imprenditore?

Ciao! Per chi non ha letto il mio primo articolo di questo blog, mi presento. Sono Sandro Tucci e sono un dottore commercialista e revisore legale. Mi occupo della gestione aziendale di business imprenditoriali.

Come ti accennavo prima, nel mio primo articolo ti ho parlato del primo classico step per dare vita ad un’idea imprenditoriale: aprire la partita Iva.

Si tratta di un passaggio importante e decisivo. Per come la vedo io, significa assumersi delle responsabilità nei confronti della società e soprattutto nei propri confronti . Al giorno d’oggi , c’è da dire che molti sono obbligati ad aprirne una senza avere un’alternativa. Un po’ come buttarsi dal balcone mentre la casa va in fiamme.. Ma questo è un altro discorso, e non è di questo che voglio parlarti.

Mi voglio rivolgere invece, a te che hai un’idea di business che ti frulla nella testa da tempo , e che forse ti serve un’altra idea per completarla, o forse ti serve solo un po’ di applicazione per realizzarla. La distanza che separa un’idea dalla sua realizzazione concreta parte da un piano strategico, e si sviluppa attraverso un piano d’azione che si confronta con degli obiettivi chiari, semplici e misurabili.

Ecco, questa è la differenza fra una persona con un’idea e un imprenditore. Certo, la creatività e l’innovazione sono elementi decisivi, ma senza l’applicazione il genio non basta.

Quello che vorrei fare è aiutarti a creare una base solida su cui ancorare la tua Vision!

Partiamo dall’esempio del fotografo milanese che si decide ad aprire la sua partita Iva. Nonostante la previsione infausta del suo commercialista riguardo le tasse e contributi da pagare per il primo anno di attività, immaginiamo che lui sappia la direzione da seguire.

Dall’analisi della realtà attuale, si rende conto che un trend importante vede la sostanza prevalere sulla forma. Quando lavora, ad esempio nei matrimoni, rompe con la tradizione e decide che le foto coi parenti tutti in bella posa sono ormai il passato. No! il futuro è il fotoreporter dell’evento matrimonio! Questa è la sua Vision!

Questa esclamazione non parte dall’istintività. E’ il risultato invece di un ragionamento che riguarda il contesto socio culturale, l’analisi della domanda nel mercato fotografi per eventi celebrativi, l’analisi della concorrenza e della tecnologia in uso.

Fatta questa pre-analisi, deve decidere come posizionarsi nel mercato. Cioè capire le esigenze del cliente e sopratutto perché dovrebbero dargli fiducia e scegliere i suoi prodotti o servizi offerti. Chiarire quale deve essere il valore aggiunto da offrire per fare la differenza e quali leve utilizzare (il come)per convincere il potenziale cliente a non ignorare l’offerta e preferirla ad altre.

Dunque, la domanda che ogni imprenditore (che ambisce a diventare tale) deve farsi prima di iniziare è la seguente: “Cosa determina la crescita di un’azienda? cosa fa la differenza fra un’azienda che avanza e altre che si attardano o restano al palo o addirittura arretrano?

Così il nostro fotografo definisce lo scopo aziendale, dove posizionarsi nel mercato, quali esigenze necessita il cliente. Ora, per lui sarà facile fare delle scelte strategiche in funzione di ciò. Ad esempio, si organizza dividendo il suo lavoro in funzioni (acquisti, produzione e vendita). Crea un organigramma includendo altre persone con cui stabilisce a priori delle regole condivise. “Chi fa cosa”. Con loro stabilisce dei target di performance (obiettivi) da raggiungere sia a livello generale sia specifici per singoli processi. Un obiettivo ben formulato deve essere quantificabile, misurabile, raggiungibile e con una scadenza temporale. Non solo di natura economica. Possono essere obiettivi anche l’innovazione, la formazione, i servizi e ogni cosa legata al miglioramento del business. Per monitorare gli obiettivi utilizza dei KPI (indicatori di performance). Ad esempio se la sua strategia prevede come obiettivo “aumentare la potenziale clientela” può utilizzare l’indicatore “n° di telefonate settimanali” per capire se sta centrando l’obiettivo prefissato o meno.

Ci tengo a sottolineare la differenza fra un obiettivo e un’azione per conseguirlo. Come fra un indirizzo e la strada per raggiungerlo. Le due cose non vanno confuse. E’ più importante chiarire l’indirizzo prima di partire altrimenti girerai a vuoto.

A questo punto, dovresti aver capito che nel tuo lavoro se vuoi emergere (non solo sperare di stare a galla) , non basta un commercialista che ti faccia pagare poco. Prima di tutto, da parte tua ci vuole applicazione , organizzazione e una visione rivolta al futuro. Bisogna essere consapevoli dell’importanza di una progettazione aziendale trasversale e condivisa. E aggiungo, tecnologicamente al passo coi tempi. A proposito, sappi che dalla tecnologia non potrai prescindere per qualunque idea imprenditoriale tu abbia.  Ma questo è un altro concetto. Lo vedremo meglio la prossima volta!

 

 

Quanto mi costa aprire la p.Iva?!

Ciao! sono Sandro Tucci! sono un dottore commercialista e revisore legale e mi occupo di gestire professionisti e imprese alle prese col loro business!

Molte volte alcuni potenziali imprenditori non iniziano la loro attività perché la richiesta di un numero di P.Iva con cui iniziarla rappresenta un’insidia che nasconde tranelli . Un po’ come tuffarsi in un’acqua torbida di cui non è visibile il fondale.

Adempimenti burocratici, l’essere visibile nei confronti del Fisco e l’incertezza riguardo ai costi (tasse, contributi, imposte di vario genere,…) cui andare incontro li convincono a desistere. Spesso buone idee rimangono tali perché chiamare un commercialista rappresenta già il primo costo, per una consulenza che potrebbe già sul nascere spezzare fantasie e illusioni di successo.

E’ così che allora mi è venuto in mente di scrivere questo articolo. Già, perché avere uno schema mentale seppur approssimativo di quanto è auspicabile spendere in tasse e contributi il primo anno di attività potrebbe schiarire le idee di tutti coloro che hanno in testa idee imprenditoriali più o meno valide.

Ho deciso dunque di illustrarvi un esempio:

Ipotizziamo che tu, in qualità di imprenditore individuale voglia aprire un’attività artigianale, ad esempio uno studio fotografico a Milano.

Per prima cosa stabiliamo che l’anno fiscale, cioè il periodo di tempo preso a riferimento dal Fisco per la liquidazione delle imposte sui redditi e per la liquidazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto inizia oggi 2 febbraio e termina il 31 dicembre dello stesso anno. Dall’anno successivo in poi saremo così operativi su tutti e 365 i giorni dell’anno solare.

L’iter burocratico parte dunque oggi 2 febbraio con l’invio della pratica da parte del Commercialista che, escluso il proprio compenso, dovrà farti pagare diritti camerali, bolli e tasse locali intorno ai 100 euro.

Smaltita questa fase di iscrizione agli Enti , sei diventato finalmente un titolare di p.Iva!

Ora dovrai ricordare per sempre le seguenti associazioni di idee:

  • Agenzia Entrate = Irpef + Iva + Irap
  • Cciaa = diritto camerale annuo
  • Inps = contributi pensionistici
  • Inail = premio assicurativo annuale

Altro snodo fondamentale, spesso difficilmente digeribile per i non addetti ai lavori, è che esiste una sfasatura fra il periodo temporale di competenza lavorativa (2/2 – 31/12/n), e quello di liquidazione delle relative tasse (al 16/6/n+1). Infatti lo Stato,bontà sua, ci permette di lavorare il primo anno senza versare un euro all’Erario, ma rimandando questo atteso appuntamento al mese di giugno dell’anno successivo.  Per compensare cotanta attesa , ti richiede non solo il versamento del saldo Irpef dell’anno “n”, ma anche un corposo acconto (100% del saldo) per l’anno n+1.                                                             Al 16/6 il 40% , e al 30 novembre dell’anno n+1 verseremo anche il restante 60%.

In sostanza, se per esempio tu avessi un reddito fiscale al termine dell’anno “n” di 18.000 euro vediamo nel dettaglio quanto pagheresti:

Irpef saldo anno “n” = 23% fino a 15.000 + 27% sui restanti 3.000 euro -detrazioni lavoro = 3.446

Acconto Irpef anno “n+1” = 3.446 (ripartito fra il 16/6 ed il 30/11/n+1)

Addizionale Regionale = 232 euro

Irap saldo + acconto irap n+1= 327 + 327= 654

Capitolo INPS. Dobbiamo sapere che dall’inizio attività, decorrono i termini per assolvere all’obbligo di versamento contributivo minimale. Sia che avrai un reddito , sia che non lo avrai.

Nel caso nostro, il fotografo verserà circa 3.400 euro  (da reddito 0 , fino ad un reddito annuo di 15.516 euro). Tale importo sarà spalmato in 3/4 rate trimestrali.

Al 16/6/n+1, per i restanti 2.484 euro ci sarà da versare a saldo contributivo un ulteriore 22,29% che fa altri 550 euro circa. E come per il discorso Irpef anche quì scatta l’acconto per l’anno n+1, che farà ulteriormente ridurre il tuo utile lordo.

Pertanto, riassumendo e sintetizzando avremo che dai 18.000 euro guadagnati al 31/12/n, il bravo imprenditore fotografo dovrà detrarre circa 12.000 euro (arrotondando) in tasse e contributi da versare fra il 02/02/n ed il 30/11/n+1.

In pratica, si può affermare che il nostro caro fotografo prima di iniziare il primo anno di attività è preferibile abbia risparmiato qualcosa e che conduca una vita parsimoniosa nel caso in cui le sue possibilità dipendano unicamente da questo reddito.
Ovviamente ho semplificato molto ed ho anche omesso di parlarti del regime forfettario perché sostanzialmente lo considero uno specchietto per le allodole.

Il fatto è che ti ritroverai nel migliore dei casi a lasciare nel piatto buona parte di quanto guadagnato, e vorrei che tu sia preparato sin da subito ad un anno (il primo) molto difficile, prima del quale è bene tu abbia delle riserve cui attingere (un buon gruzzolo a disposizione..)

E gli anni seguenti? beh, ci avrai fatto l’abitudine e avremo nel frattempo pensato a come farti guadagnare di più senza farti preoccupare delle tasse che dovrai pagare.

Sandro Tucci